Quando ho finito di leggere i Tarocchi...

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Quando ho finito di leggere i Tarocchi...

Messaggio  Occhiodoro il Sab Nov 05, 2011 3:36 pm

Quando ho finito di leggere i Tarocchi, consegno alla persona che mi sta di fronte un foglio con le immagini delle carte che si sono manifestate, e poi gli dico: concentrati sulle figure e cerca di capire quali emozioni e sensazioni suscitano in te. Riflettici a lungo, anche per un giorno intero. Quel poco che all’inizio avrai compreso crescerà sempre di più. Ti verranno in mente collegamenti nuovi, idee che ti stupiranno, soluzioni che non avevi immaginato prima. E molte delle mie parole ti appariranno chiare, anche quelle che, dopo averle udite, non ti erano sembrate combaciare con i tuoi problemi. Una lettura di Tarocchi ha un prima, un durante e un dopo. Al principio ci sei tu, tragicamente solo, temporaneamente incapace di capire la vita, le sue prove, il suo senso. Un uomo sperduto dentro se stesso, travolto dall’incapacità di fare una scelta esistenziale, deluso dal lavoro o dagli affetti. Poi incontri il tarologo, che non è un mago o un cartomante, ma solo un tramite, un interprete, un traghettatore che facendoti percorrere la via dei Tarocchi ti trasporta nel regno della consapevolezza. Fatto questo, il tarologo ha una responsabilità sacra: deve annullarsi, diventare impersonale, essere un ricordo, un angelo invisibile. Infine, terzo momento della lettura, ci sei ancora tu, nuovamente solo, ma con il fondato e benefico sospetto di comprendere te stesso in un modo assolutamente nuovo. E così sarà. Ciò che ti è stato detto è come un bocciolo di rosa che lentamente si aprirà nei sepolcri di pietra, trasformandoli infine in un giardino fiorito.
I Tarocchi allontanano la pigrizia dalle nostre menti e ci fanno uscire dal letargo spirituale, ma per beneficiare del loro effetto bisogna impregnarsene fino a farli entrare in relazione con la nostra emotività. L'importante è capire che quello che ci fanno vedere non è un futuro statico e inappellabile, ma corrisponde a una proiezione di noi stessi.
Ecco, ci guardiamo allo specchio e diciamo: quell’immagine non ci somiglia. Ma forse siamo noi a non essere veri.

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